Archivio di Aprile 2005

Assenza prolungata: ho avuto da fare. Rimango s

martedì, 26 Aprile 2005

Assenza prolungata: ho avuto da fare.

Rimango sorpreso dal comportamento di una certa stampa nei confronti di Ratzinger, Papa Benedetto XVI. Non mi inoltro in pensieri bagnati di politica, rimango semplicemente interdetto dal pregiudizio del pensiero. Definirlo “Pastore tedesco” probabilmente può denotare una efficace creatività, ma è tutta posta verso la… malignità. Senza poi parlare della solita stampa inglese. Evidentemente è un po’ difficile porre una propria identità in una maniera decisa ma non chiusa che non sia musulmana, ebrea o di una certa ideologia politica. Tra l’altro si cerca di affermare una idea di cattolicesimo che tutto è fuorchè arroganza, ma questo lo si vedrà in questi giorni. L’arroganza va bene solo per vendere una prima pagina.

Fumetto: ho avuto da fare con il concorso di Lanciano. Niente di fatto per me,me lo aspettavo. Per evitare le sensazioni dell’anno scorso ho evitato il seminario, seppure ci siano stati Milazzo e Rinaldi. Più vado avanti più mi rendo conto di avere un segno mio molto poco condivisibile. Bel problema, forse. L’altro giorno un ragazzo affacciandosi sul mio sito si è posto un problema: a che autore raffrontarmi? Non si percepiscono influenze, quindi dovrebbe essere un problema. Avere un segno diverso, non rapportabile, è un problema.
Ma è giunto un premio di consolazione: un articolo a sorpresa su Intercity, rivista del vario abruzzese. Nella rubrica siti. Non rientrava ora nei miei programmi, volevo aspettare un altro po’, ma questa sorpresa la devo ad un mio cliente – tifoso: Angelo (angeltouch.it, bel logo, chi te l’ha fatto?eh eh). Che ringrazio anche qui. Ha fatto pressioni per fare uscire un articolo molto efficace. Lo inserirò nel forum appena possibile… Sono rimasto contento!

Mi aggrappo a Marvin Gaye da un po’ e ascolto di

venerdì, 8 Aprile 2005

Mi aggrappo a Marvin Gaye da un po’ e ascolto di nuovo What’s going on. Il cd si consuma, ma continuo a farlo girare nel lettore. So cosa accadrà.

Nonostante abbia un periodo di mutamenti, nonostante certe cose difficilmente le possa digerire, sotto sotto ho una meravigliosa sensazione. Ma non so definirla. Forse è un regalo che un Uomo importante andandosene in questi giorni ha dato un po’ anche a me, oltre che al resto del mondo.
Forse è “quello spirto guerrier che entro mi rugge” per citare Foscolo, ma intendendo quella mia voglia di andare oltre.
Forse è il vento, forse è il mare. Forse è tutto ciò che vedo nelle mie mani mentre rimango in una stanza familiare ma ormai spoglia. Forse perché ora mi sento nudo e quindi libero, nonostante non parli con mio padre da giorni ormai e allora ci sarebbe da domandarsi che libertà sia mai questa. Dovrei cadere, ma non so dove provenga questo equilibrio: sotto la mia pelle? Sotto i tessuti del cuore? What’s goin’on?

Sei andato via, ci hai lasciato il Mistero pi&ugra

domenica, 3 Aprile 2005

Sei andato via, ci hai lasciato il Mistero più grande. Raggiungi i suoi giardini, ma sappiamo che i tuoi pensieri sono ancora qui, come petali sparsi, fuori dai cancelli.
——-
E ora, dopo averla cercata, finalmente, una poesia di Karol Wojtyla

CANTO DELLO SPLENDORE DELL’ACQUA

«Gesù le rispose e disse: Chi beve di quest’acqua

avrà ancora sete; ma chi berrà dell’acqua che Dio

gli darà, non avrà più sete in eterno.»

(Gv 4,13)

Guardando nel pozzo di Sichar

Guarda – l’acqua senza posa si sfalda in scaglie d’argento –

e trema in essa il peso della profondità

come quando la pupilla sente, nel profondo, l’immagine.

L’acqua lava dai tuoi occhi i cerchi di stanchezza

e ti lambisce il volto con riflessi di larghe foglie.

Tanto lontana la sorgente –

Questi occhi stanchi sono il segno

che le acque oscure della notte fluirono in parole di preghiera

(carestia, carestia di anime).

Ora la luce del pozzo vibra profonda nelle lacrime

scosse – penseranno i passanti – da una ventata di sogni…

E intanto –

il pozzo crea nel tuo sguardo solo barlumi di foglie,

con chiazze di verdi riflessi vela dolcemente il tuo volto

laggiù – sul fondo.

Quanto è lontana ancora la sorgente?

Eppure in Te vibrano moltitudini

in cui raggia lo splendore delle Tue parole

come raggia negli occhi lo splendore dell’acqua…

Tu le conosci nella stanchezza, le conosci nella luce.

Quando apri gli occhi sul fondo dell’acqua

I sassi trasparenti per la recente pioggia, brillano

appena sollevandosi al passo dei viandanti.

Si fa sera. Quanti si addentrano nei vani

delle porte aperte di scatto –

quanti sfumano nel chiarore dei vani delle finestre.

È già sera. Il muro umano a tratti s’apre in un volto

di passante – poi luci delle finestre lo spostano

poco più in là –

ora stretto, ora allargato. Continuo.

Lo sguardo a malapena si stacca dal muro buio. Semplice.

Ma io ti dico che solo tu così fiocamente distingui

questa folla che naviga dietro l’onda del neon.

La svela proprio quello che in essa è più segreto

e che nessuna fiamma può distruggere.

Quando socchiudi gli occhi, lo spazio di nuovo si empie

di contenuti quasi indicibili – ecco il buio della folla si apre

accarezzando in sé questa bontà

della quale – tacendo – ti sazi in tutti loro,

e che – se gridi – tu riduci in polvere.

No, no – non siete solo voi – e seppure lo foste

la vostra presenza non solo è durevole, ma rivelatrice.

Purché si aprano gli occhi in altro modo,

un modo tutto diverso, e purché non si scordi la visione che allora appagava lo sguardo

In questi momenti mi allontano dalle cose a cui te

venerdì, 1 Aprile 2005

In questi momenti mi allontano dalle cose a cui tengo di più, come Bianco. Ma sono momenti necessari. Questione di ripristino.
“Volevo determinare i confini di un’isola. Alla fine ho scoperto le frontiere dell’oceano”, disse Ludwig Wittgenstein nel suo trattato logico-filosofico pensando all’uomo che crede di possedere la verità nel suo ego, nel perimetro dello scibile, perdendo invece la dimensione dell’eterno.
Mai stata metafora più spiccata.